Settimana corta: Perchè si può

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Settimana corta: Perchè si può

sibc_raccolta comunicazioni
Pubblicato in orario di lavoro · 23 Febbraio 2023
Tags: orariodilavoro
Settimana corta
Perché si può
Se i negoziati cambiassero passo,
si potrebbe ragionare di un vero cambiamento dell'orario di lavoro

Una delle conseguenze peggiori del modo in cui si negozia in Banca d’Italia è che qualunque progetto di riforma che incida nel profondo rischia di essere considerato velleitario, utopistico, un pour parler, insomma.
Con l’eccezione del modello ibrido - che senza la pandemia non sarebbe mai stato nemmeno considerato - basti guardare al negoziato sulla riforma delle carriere: un tema così complesso, affrontato a cadenza bimestrale, o mensile (quando proprio “si accelera”) diventa più un simposio sul sesso degli angeli che un reale confronto su retribuzioni (sì, retribuzioni!! Ne riusciremo a parlare il 28, o l’agenda della Delegazione aziendale e quella Cisl sono la stessa?), e su come riconoscere e valorizzare esperienze, professionalità, competenze dei colleghi che oggi sono in Banca.
Se avessimo una controparte con cui ragionare su progetti di alto respiro, sarebbe ora di proporre un tema più volte sfiorato anche nel recente passato (e già quello è bastato a provocare mancamenti improvvisi…): la riduzione dell’orario di lavoro.
In Banca, dire che gli orari di lavoro sono permeati da una fissità degna di una fabbrica, significa far torto alle fabbriche: persino i colleghi di Banconote, vero stabilimento industriale, hanno un'organizzazione del lavoro in gran parte basata su 4 giorni lavorativi, e un numero di ore lavorative inferiore alle canoniche 37h30.
L’ostilità della Banca rispetto alle innovazioni immancabilmente ci fa finire nel vagone di coda anche  del  dibattito  culturale.  E’  di  questi giorni la notizia che nuovi studi scientifici specializzati hanno dimostrato, numeri alla mano, che la produttività del personale non cala riducendo da 5 a 4 i giorni lavorativi della settimana, naturalmente a parità di stipendio.
Il progetto, sperimentato già nel Regno Unito per sei mesi su migliaia di lavoratori e analizzato dalle Università di Cambridge, Dublino, Bruxelles e Boston, ha dimostrato la reciproca convenienza per i dipendenti e per le aziende: il fatturato complessivo ha registrato un aumento medio dell’1,4% (con aumenti anche del 30% a parità di giornate lavorate). Il 39% dei dipendenti è risultato meno stressato, il 71% ha visto ridotto il proprio livello di burnout. Diminuiti i problemi di ansia, stanchezza, sonno.
Ridurre da 5 a 4 i giorni lavorativi rappresenta con ogni evidenza una frontiera cui guardare. Dobbiamo solo decidere se essere Istituzione capace di eccellere, guidare il progresso, essere attrattiva sul mercato del lavoro (qualcuno ha notato la forte riduzione dei partecipanti ai concorsi?), o arrivarci tardi, controvoglia, facendola poi pagare con machiavelliche astrusità applicative.
In pratica: si tratta di decidere se cambiare, o rimanere zavorrati da mentalità che già nell’Ottocento sarebbero risultate poco moderne.


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