Il destino dei coadiutori

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Il destino dei coadiutori

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Pubblicato in carriera _operativa · 5 Dicembre 2023
Il destino dei Coadiutori
Cruciale per tutta l'Area Operativa

Per i Coadiutori, in barba agli impegni assunti dalla Banca nel 2016 con i firmatari di quella riforma (subito o il giorno dopo, tutti tranne il SIBC), è venuta meno qualsiasi “pari dignità” e qualsiasi “percorso parallelo” con l’equivalente segmento degli Esperti.
Al contrario, la politica perseguita dall’Amministrazione ha progressivamente mortificato il ruolo e i colleghi inquadrati, sotto innumerevoli aspetti:
  • l’accesso al grado, con posti ridotti e per lo più destinati a professionalità considerate “minori” (la bistrattata funzione della circolazione monetaria o compiti più complessi ma prettamente operativi) pur con una prova tra le più selettive, oltre all’eventuale mobilità con vincolo di permanenza;
  • le prospettive di carriera, con un finto accesso per concorso (scritto e orale) al segmento di Consigliere (1 posto per in A.C. e 1 per tutte le Filiali) e quello per il passaggio “orizzontale” al segmento di Esperto in concorrenza con Assistenti e Vice-Assistenti, come non avessero già ampiamente dimostrato conoscenze, competenze e capacità (altrimenti non sarebbero Coadiutori);
  • i tempi di avanzamento a Coadiutore Principale (in media 18 anni per passare di grado);
  • le possibilità formative, tanto che ora i Coadiutori sono anche esclusi dai percorsi EWE (external working experience) per i quali – prima della riforma e fino a qualche anno dopo – era possibile candidarsi; esperienze formative anche di un certo spessore, alle quali gli operativi non hanno più accesso, di fatto;
  • la considerazione - più volte espressa dalla Banca - della ridondanza del ruolo, delle competenze e delle responsabilità assegnate (“il grado di Coadiutore è già oggi sovrappopolato”), in quanto ormai equiparabili a quelle dei gradi inferiori, solo perché - in questi ultimi - le politiche di reclutamento degli ultimi anni hanno selezionato tanti giovani con conoscenze e competenze elevate, eccessive rispetto alle retribuzioni loro riconosciute ma non ai compiti sempre più complessi che in Banca vengono svolti.

Analizzare con realismo la situazione induce ad escludere la convenienza a mantenere inalterato un contesto in cui vieni considerato superfluo o addirittura inadatto a svolgere lavori di responsabilità, anche se poi lavori di responsabilità ti vengono richiesti eccome, ma “aumm aumm”, sottobanco. Non riconosciuti, non pagati.
Ciò porta naturalmente a riproporre un tema di cui più volte si è parlato al tavolo negoziale, e che l’Amministrazione ha più volte negato: dare ai Coadiutori la possibilità di scelta se essere reinquadrati nel grado di Esperto (senza far venir meno il grado di Coadiutore).
Occorre mettere però in guardia tutti: cambiare non è per forza migliorativo. Immaginate gli Esperti considerati “di serie C” (i Coadiutori reinquadrati) che fine farebbero. Ce lo ricordano i numeri degli avanzamenti: l’Amministrazione della Banca d’Italia nutre un rispetto - come dire - “migliorabile” per i 3.000 colleghi dell’area operativa. Affidare parte della propria retribuzione all’arbitrio capriccioso e tirchio di chi non ha alcuna stima di te non sarebbe una riforma: sarebbe uno harakiri. Occorrono quindi garanzie, altrimenti dalla padella alla brace è un attimo.
Ma il destino dei Coadiutori è cruciale:
  • per i Coadiutori stessi, che non meritano un trattamento come quello descritto in premessa, e hanno dimostrato negli anni di possedere professionalità superiori;
  • per tutti gli altri colleghi dell'Area Operativa, perché la possibilità di crescita professionale e di ruolo formalmente riconosciuto (le mansioni reali sono già quelle dei Coadiutori per tutti, vogliamo dirci la verità?) è ormai esplicitamente mortificata dall’impossibilità di promuovere centinaia di colleghe e colleghi validissimi, per un presunto “eccesso di Coadiutori” attuali;
  • per capire se si potrà fare una vera riforma degli inquadramenti, o se la Banca vuol continuare ad approfittarsi della situazione attuale, a pretendere lavori sempre più qualificati a persone cui non riconosce alcun ruolo né percorsi di crescita reali e incentivanti. Non basterebbero trenta volantini a citare tutte le opportunità che stanno venendo meno per il personale operativo, dai Coadiutori all’ultimo dei Vice Assistenti.

Per il SIBC non è accettabile il drastico taglio alle opportunità di crescita professionale ed economica per tutta la carriera operativa, il blocco del c.d. “ascensore sociale”, che lascia margini solo “virtuali” di crescita per la carriera operativa, illudendo tutti che le opportunità esistano, bruciando le aspettative della “generazione di mezzo” e di tantissimi giovani.
Pretendiamo insieme che siano riconosciuti i nostri diritti, le nostre capacità, i nostri studi e la nostra esperienza professionale. Tutti noi lavoratori della Banca d’Italia dobbiamo segnalarlo al (nuovo) Vertice nell’unico modo possibile: sostenendo i sindacati che portano la nostra voce al tavolo delle trattative.
Il Sindacato Indipendente porta la tua voce nel confronto con la Banca, al tavolo delle trattative.


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