Redditi medi e bassi, i giovani, il welfare

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Redditi medi e bassi, i giovani, il welfare

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Pubblicato in retribuzione · Giovedì 14 Set 2023
Redditi medi e bassi,
i giovani, il welfare
La forbice salariale in Banca d'Italia: i modi per ridurla

Che in Banca d’Italia, considerata la generale, elevatissima qualificazione professionale del personale assunto negli anni (decenni) recenti a qualunque grado, le differenze retributive esistenti siano abnormi e incomprensibili è pacifico, per chiunque non sia spalmato sul “sistema” o non abbia una busta paga superiore ai 150.000 euro.

Questo problema, naturalmente, non lo si può risolvere senza mettere mano agli inquadramenti del personale. Per questo ci battiamo in ogni modo per portare avanti un negoziato cui la Banca si mostra a dir poco svogliata (la riforma operativa) e anche per mettere mano agli inquadramenti della c.d. Area Manageriale,  che in realtà sono due Aree ben separate: quella degli Esperti e dei  Consiglieri “sotto scacco”, e quella dei Dirigenti che comandano.

Nel frattempo, il tema retributivo si può affrontare in molti modi diversi. Far crescere i salari di tutti è sacrosanto, ma né l’IPCA, né l’efficienza aziendale  sono strumenti che possono determinare una riduzione della forbice. Si  tratta di voci retributive che vengono attribuiti da sempre in proporzione allo stipendio: un aumento del 10% per chi guadagna 10 porta all’aumento di 1; un aumento del 10% per chi guadagna 50 porta un aumento di 5.

Il welfare aziendale, che venne introdotto in Banca per effetto di un accordo firmato dal SIBC e dalla FALBI,  e che poi tutti i sindacati hanno sottoscritto, ha tanti pregi, tra cui  la possibilità di destinare risorse finanziarie al personale senza imposizione fiscale, e anche il fatto di avere una valenza “perequativa”. Le cifre sono uguali per tutti,  il credito del vice assistente è uguale a quello del Direttore, il  figlio del Capo Servizio vale quanto quello dell’ultimo operaio di  Banconote. E’ un mondo più giusto, se ci permettete questo azzardo.

Per questo attribuiamo grande importanza, anche nell’accordo economico che si sta discutendo con la Banca (si fa per dire: sono spariti di nuovo!, ndr), alla presenza di un segnale significativo per il welfare aziendale.

Non sfugge a nessuno che - in questi anni di pesantissima inflazione - il "carrello della spesa", pane, latte, salumi, pasta sono aumentati in modo abissale. Sono aumentati anche i canoni di affitto, e ancor più (grazie, BCE!) i tassi sui mutui variabili.
Questi incrementi hanno colpito tutti, ma non certo “in proporzione allo stipendio”. Chi ha sofferto maggiormente, e sta soffrendo maggiormente, sono certamente i redditi medi e bassi. Più i tanti colleghi che hanno indebitamenti rilevanti, chi ha magari avuto buste paga azzerate a febbraio dall’obbrobrio del fringe benefit, chi ce le ha avute azzerate ad agosto grazie alle cappellate di Cedacri. Fringe benefit per i quali i carichi familiari (anche questi, indipendenti dalla voce stipendio) giocano paradossalmente “contro” i colleghi, portando indirettamente a un aumento del rischio di “splafonare” i 3.000 euro per le famiglie più numerose.

Solo per dare qualche informazione ai membri del Direttorio, e magari del Consiglio Superiore, e magari pure ai giornalisti disinformati, ci sono in Banca 542 colleghi la cui retribuzione annuale lorda risulta inferiore ai 40.000 euro, da cui detrarre le tasse e i contributi.
Quasi altrettanti sono nella fascia 40-50.000 euro, sempre lordi.  Si tratta, nella stragrande maggioranza di casi, di colleghi assunti in  anni recenti, e rispetto ai quali è importante dimostrare attenzione.

E’ per questi colleghi, e per tutti  gli altri che hanno impiegato anni e anni per uscire da queste fasce,  che un intervento sul welfare aziendale, per quanto “goccia nell’oceano”  è importante. Ed è per questi colleghi, e per tutti gli altri, che intendiamo portare avanti una battaglia di equità e giustizia retributiva.
Ora, nel futuro contratto  welfare e nei prossimi negoziati sugli inquadramenti.


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