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Troppa confusione (e poche verità) sul lavoro da remoto

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Troppa confusione (e poche verità) sul lavoro da remoto

sibc_raccolta comunicazioni
Pubblicato in smartworking · Lunedì 07 Lug 2025 · Tempo di lettura 4:45
Troppa confusione (e poche verità) sul lavoro da remoto

Sarà per qualche colpo di calore (ci sta), ma in queste settimane abbiamo letto sul tema del lavoro da remoto una serie di interventi che trasudano una certa confusione. Facciamo chiarezza su alcuni aspetti, specie a beneficio di chi nel 2021 non era in Banca, o non seguiva da vicino i negoziati.

Il lavoro da remoto è stato introdotto nel Regolamento del Personale, e quindi non modificabile a piacimento di questo o quel Capetto, per effetto di un accordo sindacale del dicembre 2021. Un accordo che senza il SIBC non sarebbe mai nato, cone chiunque ricordi quel negoziato sa benissimo.
Senza il SIBC, saremmo ancora tutti inventariati come le scrivanie, e non sarebbe mai nata una normativa che ha rivoluzionato il modo di vivere e lavorare, ha attribuito diritti e che - a distanza di tempo - resta il punto di riferimento per le altre banche centrali europee e per le PP. AA. italiane.

Ciò nonostante, quell’accordo è nato gravemente imperfetto.
Sappiamo tutti che esistono strutture in Banca che, per la natura del lavoro svolto, o per l’indolenza dell’Amministrazione nel rivedere procedure dell’altro secolo, richiedono una presenza frequente o costante sul posto di lavoro. In quelle strutture, operano colleghi che hanno sostenuto e superato i medesimi concorsi di chi oggi, per scherzo del destino, si trova invece con l’imbarazzo della scelta su come collocare nel calendario i 120 giorni di lavoro da remoto cui ha diritto.

Il tema della parità di trattamento fu sollevato più volte, nel negoziato, dal SIBC - e anche dalla CGIL, per essere onesti. Ci scontrammo con la drastica chiusura sull’argomento da parte della Banca, ci scontrammo con l’indifferenza sul tema di altri Sindacati, ci scontrammo con chi, fuori dal tavolo di maggioranza, aveva scelto di giocare al tiro a segno con un negoziato contro il quale aveva scommesso da subito - a prescindere dalle sue reali carenze.

Sul punto, ne cavammo un impegno scritto della Banca: “nei primi due anni di applicazione del sistema, saranno favoriti piani di rotazione e mobilità del personale, che terranno conto anche delle preferenze individuali espresse”.
Quell’impegno formale, per quanto limitato, è stato completamente disatteso dall'Amministrazione, determinando un esito inaccettabile: non, come normale, “strutture con minore facilità di lavorare da remoto”, ma “colleghi con meno diritti di altri”.

E quindi? Avremmo dovuto abbracciare a vita l’inventario?
No. Per quanto imperfetto, per fortuna quell’accordo è nato.

E’ grazie a quell’accordo, tra l'altro, che oggi possiamo rivendicare, nel negoziato sulle Filiali, che a tutte le Filiali GSP si estenda il budget di lavoro da remoto riconosciuto alle Segreterie.
Ci diranno: non si può fare, non ci sono persone a sufficienza. E grazie, gli addetti mancano già adesso, senza lavoro da remoto! Per questo, nel negoziato sulle Filiali, deve entrare la programmazione di un concorso dedicato a rimpinguare e rivitalizzare tutte le strutture della rete territoriale.
Ci diranno: per assumere persone ci vuole tempo, poi figurati se le mandano ovunque, poi figurati se comunque il Capo ci lascerebbe fare lavoro da remoto! Per questo andrà definito un meccanismo di compensazione: ai colleghi che - pur avendo svolto un concorso del tutto idoneo a ogni altra mansione in Banca - non viene consentito il lavoro da remoto, dovranno avere una compensazione concreta, proporzionata e “disincentivante” di comportamenti dei gestori che ben conosciamo.

§§§

Sappiamo bene che la normativa sul lavoro da remoto sarebbe da migliorare in molti altri punti.
Nella voce “irragionevoli discriminazioni applicative”,  sia pure di minore entità, rientra il diverso trattamento dei Nuclei di ricerca rispetto al Dipartimento Economia e Statistica, delle Divisioni di Vigilanza rispetto al Dipartimento Vigilanza, delle Divisioni ABF rispetto al Dipartimento Tutela e così via.

C’è poi, a gridare vendetta, la (dis)applicazione di una norma di buon senso che consente alla Banca di estendere i giorni fruibili in circostanze emergenziali sul piano logistico (il milione di persone atteso a 20 metri dal CDM per il Giubileo), atmosferico (es. le piogge torrenziali che hanno messo più volte in ginocchio intere regioni: ricordate l’Emilia Romagna?), sismico (comprese le scosse più recenti ai Campi Flegrei, o a Potenza) e climatico (il caldo africano), situazione che qualcuno circoscrive a singole città, ma che invece non soltanto coinvolge - come ovvio - tutta la penisola, ma impatta in modo particolare sui colleghi costretti per lavoro a spostamenti continui e rilevanti, magari perché la loro sede è stata chiusa.

§§§

Insomma, lavorare sul tema è urgente, e tutti sono i benvenuti. Meglio se partendo da quel pizzico di buona fede sufficiente a riconoscere che, se non avessimo firmato l’accordo nel 2021, tutti ci avremmo rimesso pesantemente, visto il riflusso presenzialista che a livello politico era già partito (do you remember Brunetta?) e già stava diffondendo tra i noti presenzialisti di casa nostra.
Non fa male riconoscere che un accordo è imperfetto. Tanto meno fa male riconoscere il merito di chi ha voluto che nascesse, a ogni costo e con la volontà di dare un miglioramento importante per tutti. E se ci siamo riusciti all'80%, puntiamo decisamente a completare il quadro!


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