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ORARIO DI LAVORO IDEE E PROPOSTE Il rinnovamento passa anche da qui

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ORARIO DI LAVORO IDEE E PROPOSTE Il rinnovamento passa anche da qui

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Pubblicato in orario di lavoro · Mercoledì 03 Dic 2025 · Tempo di lettura 3:30
ORARIO DI LAVORO
IDEE E PROPOSTE
Il rinnovamento passa anche da qui

Negli ultimi anni, tutte le aziende importanti, compresa la Banca d’Italia, hanno sviluppato un sistema articolato di "welfare" che, insieme alla retribuzione, rappresenta un valore fondante dei contratti di lavoro.

In Banca abbiamo avviato e consolidato modalità di lavoro da remoto diffuse (non ancora quanto effettivamente possibile) ma con aree di esclusione che la Banca rende persistenti, allargandole per via (mala)gestionale a strutture che le norme metterebbero addirittura in fascia ordinaria. Abbiamo introdotto un piano di welfare che ha sostituito il vecchio CASC ed esteso equamente benefit economici e fiscali a tutto il personale.
Mancano ancora alcuni fondamentali tasselli per rendere il rapporto di lavoro in Banca davvero all'avanguardia: riforma degli inquadramenti e dell’orario di lavoro. Parliamo oggi di quest'ultimo.

Spesso (anche troppo) la Banca riorganizza strutture e funzioni, financo chiudendo strutture, per "adeguarsi al contesto esterno". Se davvero queste fossero le motivazioni, dovrebbe poi essere conseguente nelle proprie determinazioni.
Alle otto ore lavorative giornaliere ci si arrivò nel 1919, oltre un secolo fa. In un secolo, abbiamo sforbiciato una mezz’oretta, nonostante la fantascientifica evoluzione tecnologica, e le competenze oggi presenti in Banca.
Se al "contesto esterno" siamo così tenuti a guardare, allora guardiamo il mondo bancario: scopriamo che, da oltre un anno, questo ha ridotto la durata del lavoro sia in termini di giornate che di orario, differenziando spesso quest’ultimo in base all’attività svolta.
Queste sono cose che da tempo il SIBC rivendica che siano affrontate in sede negoziale, perché il mondo cambia, e la stabilità tanto agognata dalla Banca non può fondarsi sull'immobilità, ma sulla capacità di adattarsi con intelligenza al mutato contesto umano, tecnologico, normativo.

I vantaggi che si possono trarre sarebbero equidistribuiti:

X per i lavoratori, un maggiore equilibrio e conciliazione vita-lavoro, una riduzione dello stress e del burnout: meno ore consecutive di lavoro favoriscono salute mentale e fisica;
X per l’Istituto, una produttività più alta per ore lavorate (come attestato dalla letteratura scientifica sull’argomento), una maggiore attrattività verso il mercato del lavoro, maggiori possibilità di innovazione organizzativa, ottimizzazione di processi ed efficientamento del lavoro spesso perseguito (con magri risultati) attraverso complesse riforme organizzative, che si risolvono in tante poltrone, altrettanta confusione, e poco altro.
Molte sono le proposte di modifica sull’orario di lavoro. Tra di esse:

  • La riduzione generale, significativa e visibile dell’orario di lavoro settimanale.
  • La riduzione del numero dei giorni lavorati, ad es. sperimentando la settimana corta su 4 giorni, a partire da alcune strutture da individuare congiuntamente, magari a partire da realtà con processi di lavoro alienanti e ripetitivi.
  • Riaffermare il principio di equità tra tutti i colleghi, in base al quale chi non può fruire del lavoro da remoto standard per effetto della presenza “vincolata”, riceva compensazioni proporzionate e coerenti, in termini di indennità economiche, o di maggiore welfare aziendale, o di giorni di congedo aggiuntivi.
  • Semplificare proceduralismi inutili, ad es. nelle richieste individuali di estensione del lavoro da remoto al ricorrere di condizioni oggettive, e assicurare risposte univoche a prescindere dalla struttura/divisione di appartenenza (es., in Banca ci sono maternità di serie A e di serie B…).
  • Eliminare mille discriminazioni, grandi e piccole, che costellano il mondo dell’orario di lavoro, a partire dal diniego sempre meno spiegabile al buono pasto per i telelavoristi.
  • Introdurre piccole ma importanti migliorie, es. su Banca delle ore e Banca del tempo.

Negoziare sull’orario di lavoro non significa solo “lavorare meno”: significa lavorare meglio, con più efficienza e benessere. I vantaggi si riflettono su salute, produttività e sostenibilità aziendale.
In definitiva, è importante per tutti cominciare, finalmente, a ribaltare il noto mantra “non possiamo farlo, perché da fuori ci guardano con un più moderno, e orgoglioso “facciamolo, affinché da fuori ci guardino e ci seguano”!


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