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Il problema dell’Area Operativa ...non è l’Area Operativa

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Il problema dell’Area Operativa ...non è l’Area Operativa

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Pubblicato in carriera_operativa · Lunedì 10 Nov 2025 · Tempo di lettura 3:00
Il problema dellArea Operativa
...non è lArea Operativa

I dati sugli avanzamenti 2026 hanno confermato (e rinfocolato) due seri problemi:
1 - la ghettizzazione in corso da anni del personale della carriera operativa;
2 - la velocità con la quale pure i ragazzi straordinari che stanno entrando in questi anni (molti dei quali con il requisito obbligato di un percorso universitario) si scontreranno con questo sistema nato anche in funzione di chi - fino a non così tanti anni fa - poteva entrare in Banca con la terza media.

Il record storico, in senso negativo, delle promozioni interne all’Area Operativa, in ogni sua articolazione, parla una lingua ben lontana dalle rassicurazioni che verbalmente l’Amministrazione dispensa sulla volontà di fare una riforma che realmente incontri gli interessi del personale.

Il messaggio è lampante: basta paragonare il livello percentuale di promozioni programmate all’interno dell’Area Manageriale (es: sfiora il 30% di Esperti che passano Consiglieri) con quelli nell’Area Operativa (es: 1,6% di Assistenti che passa Coadiutore).

Le domande sono due e sono semplici:
1 - ci si rende conto che da anni stiamo ormai selezionando, per l’ingresso nell’Area Operativa, professionalità del tutto equiparabili a quelle dell’Area Manageriale, e che quindi questa differenza di trattamento è priva di qualsiasi senso di equità?
2 - si ha presente che per migliaia di altri colleghi, che in Banca sono da anni - e nonostante tutto reggono la baracca - il risultato ottenuto dalla nuova sforbiciata di avanzamenti è che il livello di insofferenza cresce, il livello di mortificazione cresce, la diffidenza verso la Banca cresce?

Si tratta di una situazione paradossale: da un lato, rende necessario (per tutti) lavorare a fare una riforma delle carriere decente; dall'altro, la rende pressoché impossibile, perché per recuperare un gap di opportunità, di riconoscimenti professionali ed economici così ampio come quello che si è creato con "l'altra metà del personale" occorrerebbe una vera rivoluzione culturale.
Altro che questo trattamento discriminatorio, che meriterebbe l’intervento dei responsabili della “Diversità ed Inclusione”, tanto è privo di motivazione un pregiudizio così negativo.

La realtà è che bisognerebbe parlare chiaro, da parte dei vertici, su alcuni punti:
  • Si vuole investire nel personale dell’Area Operativa, o no?
  • Si ritiene che l’unica alternativa per il personale dell’Area, se non trova il modo (per pochi bravi e fortunati) di passare nell’Area Manageriale, sia aspettare a braccia conserte il ricco scivolo di turno, che prima o poi arriva per tutti?
  • Si cercherà un ulteriore, sopraffino travestimento per il solito progetto di riforma che da molti anni la Banca sta cercando di far passare, basato su discrezionalità retributiva, indifferenziazione mansionistica e riduzione dei livelli stipendiali di ingresso? (gli assunti nell’ultimo quinquennio - in modo particolare - possono ringraziarci per aver fatto muro, ndr)

Ecco, quando si guida un’Istituzione importante come la nostra, non bisognerebbe sottrarsi alle responsabilità verso il personale cui si sono chiesti, si chiedono e si chiederanno sacrifici e dedizione.
Il vero problema dell'Area Operativa è la mancanza di coerenza della Banca nel riconoscere il valore del personale operativo.
Se si vuole fare la riforma, converrà per tutti partire da qui. E' l'ABC.


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