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i ricchi (e poveri) secondo la Banca d'Italia

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i ricchi (e poveri) secondo la Banca d'Italia

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Pubblicato in riflessioni · Mercoledì 12 Nov 2025 · Tempo di lettura 3:45
I ricchi (e poveri) secondo la Banca d'Italia

Che confusione, sarà perché... quando c'è di mezzo la politica, è sempre difficile attenersi ai dati di realtà.
Non entriamo quindi nella questione dell’audizione parlamentare della Banca d’Italia sulla manovra finanziaria del governo, né dell’editoriale di Mario Sechi su "Libero", però qualcosa di “fattuale” da dire ce l’avremmo anche noi.

Primo. Che i governi - di qualunque colore politico - siano allergici a critiche e prese di posizione diverse, da parte di poteri terzi e autorità indipendenti, è cosa nota e risaputa.

Secondo. Neanche i poteri terzi e le autorità indipendenti possono considerarsi ipso facto depositari della verità rivelata, e anche loro sono (e anche noi siamo) soggetti a vaglio di credibilità e coerenza, anche rispetto alle posizioni assunte (o non assunte) davanti ad analoghe manovre compiute da governi nel recente passato, magari di altro colore.

Terzo. Un bell’articolo di Massimo Gramellini sul Corriere di ieri riporta la questione nei suoi termini reali: “chi guadagna tra i 2.000 e i 2.500 euro netti al mese, va considerato ricco e, quindi, come tale non bisognoso di agevolazioni fiscali? Aggiunge poi con quelle cifra “campi dignitosamente, a condizione di essere single e di abitare in una casa di proprietà. Se hai dei figli e un coniuge che guadagna meno di te, o non guadagna affatto, fai parecchia fatica ad andare avanti senza indebitarti. Se poi hai anche una spesa imprevista - il dentista, il meccanico - sei costretto ad attingere ai risparmi, ammesso che ne siano rimasti”.

Queste riflessioni, che sono le banali riflessioni di tutti coloro che non guadagnano uno sproposito e mantengono quindi solo un modesto legame con la realtà, ci inducono poi lo stesso interrogativo di Gramellini: “qual è la cifra di ingresso per accedere al club dei ricchi?

Ecco, l’impressione è che - per varie ragioni, storiche, economiche e politiche - quella soglia sia da sempre talmente bassa in Italia (non a caso da noi l’aliquota fiscale massima scatta a 50.000 euro, in Gran Bretagna a 142.000 euro circa, in Francia a 152.000, in Germania a 277.826) che anche i ragionamenti che potrebbero proporre un respiro più “alto” vengono risucchiati in una lettura vagamente (ma consapevolmente) pauperista della realtà.

Di tutto questo, potremmo anche disinteressarci. Tuttavia, e questo rileva per tutti noi dipendenti, il sospetto è che dietro questa storia si nasconda anche un pezzo di spiegazione del perché la Banca faccia poco o niente per contenere l’impressionante forbice retributiva che c’è all’interno dell’Istituto, che si allarga anno dopo anno e pregiudica le prospettive del personale operativo, e anche quello degli Esperti più giovani.
E’ che anche per la Banca siamo tutti ricchi (mica solo per i giornali scandalistici!), fors'anche privilegiati, quindi non vale la pena fare distinzione alcuna, nemmeno tra Vice Assistenti e Direttoroni (giova però ricordarlo, anche ai distratti osservatori esterni, da noi ci sono centinaia di colleghi che superano di poco la metà di quella famigerata soglia dei 50 mila, e moltissimi altri che comunque restano ben sotto, pur avendo superato selezioni molto complicate, e con il requisito della laurea col massimo dei voti, ndr).

Essendo tutti "ricchi", si spiega la pochezza delle risorse stanziate per la riforma dell’Area Operativa, si spiega il mancato rinnovo dei contratti da 10 anni, si spiega il contenuto spazio per il reale riconoscimento del merito anche nell’Area Manageriale, si spiega il tentativo reiterato di ridurre i livelli stipendiali di ingresso (che abbiamo bloccato ogni volta).

Per questo, lo abbiamo sempre detto, un diverso clima in Banca può affermarsi solo con un cambio culturale che parta da un paio di presupposti facili facili: guadagnare 2.000 o 2.500 euro al mese non significa essere ricchi; chi studia, chi supera concorsi difficili, chi lavora bene per l’Istituto e, quindi, per la comunità nazionale, ha diritto ad avere tutti i riconoscimenti che merita, fuori e dentro la Banca d’Italia.


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