Un fatto che ci riguarda - SINDACATO INDIPENDENTE BANCA CENTRALE

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Un fatto che ci riguarda

COSA SCRIVIAMO

UN “FATTO” CHE CI RIGUARDA

A beneficio dei molti che – per problemi informatici – non hanno ricevuto la nostra informativa la scorsa settimana, inviamo nuovamente il testo sottostante. Ci scusiamo con chi riceverà due volte la stessa comunicazione.

Sul “Fatto Quotidiano” del 24 agosto ha avuto ampio risalto l’iniziativa con cui, due giorni prima, FALBI e SIBC hanno chiesto al Governatore Draghi e al Direttorio un pronto intervento in difesa dei lavoratori della Banca d’Italia contro una pericolosa campagna di stampa in atto da alcuni giorni.
Al di là di alcune imprecisioni (la lettera era firmata da FALBI e SIBC) e di alcune personali interpretazioni del giornalista, ci sembra importante sottolineare che finalmente, per la prima volta da innumerevoli anni, esce dalle mura della Banca quel che tutti (o quasi) pensiamo ma nessuno (specie al Vertice) ha il coraggio di dire pubblicamente: che le nostre medie stipendiali non significano un bel niente, che in maggioranza il personale guadagna assai meno di quelle medie, che non ci sono scatti ingiustificati negli stipendi, né scivoli, né mense degne di Buckingham Palace. In pratica: che questa non è certo terra di privilegi, ma di lavoratori seri e spesso più meritevoli di quanto dica la loro posizione professionale.
Nella speranza che il ruolo di difesa della Banca e del suo personale venga svolto con pari efficacia dal Vertice della Banca stessa, e confermando il nostro impegno totale nell’interesse di tutti i lavoratori della Banca d’Italia, auguriamo a tutti voi una buona lettura.
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Dal “Fatto Quotidiano” del 24 agosto – articolo di Marco Palombi
Anche a Bankitalia c’è la casta? Attorno alle – ottime – condizioni lavorative di palazzo Koch c’è una diffusa, ma alquanto discontinua, pubblicistica rinverdita in questi giorni da un articolo di Franco Bechis (su Libero di domenica): media degli stipendi altissima, servizi di ristorazione a cinque stelle, una mutua integrativa poco costosa quanto avvolgente, scatti di stipendio quasi regalati e, orrore, scivoli per il prepensionamento.
Non è che ci siano da registrare particolari novità di cronaca, ma è attorno a questo tutto sommato innocuo pezzo del vice di Belpietro che si è potuto consumare un ennesimo capitolo della guerra tra i vertici di Bankitalia, Mario Draghi in testa, e i sindacati interni, che il futuro capo della Bce odiano cordialmente. Ieri la Falbi, sigla che rappresenta la maggioranza dei 7.226 lavoratori di palazzo Koch, ha emesso l’ennesimo durissima nota di una guerriglia ormai antica e che rappresenta, per così dire, anche il voto di questa organizzazione nella corsa alla successione di Draghi: Saccomanni è un uomo dell’attuale governatore e garantirebbe dunque continuità a una gestione che, a parer loro, sta minando “l’autonomia e l’indipendenza” dell’istituto.
Sostiene infatti il sindacato, in una lettera al governatore, che l’articolo di Bechis non è altro che il segnale di “una manovra spregiudicata per attaccare il personale della Banca con informazioni incomplete o distorte (ma ‘stranamente’ molto dettagliate, in particolare sui capitolati d’appalto)”. E qui c’è il primo sottotesto: informazioni stranamente dettagliate perché, secondo Falbi, vengono proprio dai vertici dell’Istituto.
Le incomprensioni, per così dire, tra Draghi e le organizzazioni interne, infatti, sono ormai faccenda vecchia: prima la chiusura di decine di sedi periferiche decisa dal governatore, poi i tagli agli stipendi del personale (il 5% sopra i 90mila euro e il 10% sopra i 150mila) voluti dal Direttorio per conformarsi a quanto deciso dal governo nella manovra 2010 per gli altri dipendenti pubblici.
È “necessario e urgente” che interveniate per difendere il nostro onore, scrive in sostanza Falbi ai vertici della Banca, è un vostro “dovere sia morale che istituzionale”.
E poi una piccola lista di rettifiche: nessuna mensa “degna di Buckingham Palace”, anzi “cibi scaduti”, “gravi carenze igieniche” e pessimo servizio; 95mila euro di stipendio medio non vuol dire niente, la maggior parte di noi sta molto al di sotto di quella cifra; nessuno scatto ingiustificato degli stipendi, né scivoli per la pensione al di fuori di quelli per le sedi chiuse e pure la copertura sanitaria non è più quella di una volta.
Se non interverrete, è la conclusione velenosa, il sindacato sarà costretto ad “esercitare un ruolo di supplenza di un vertice distratto o molto interessato a picconare il vero patrimonio della Banca: i suoi lavoratori”. Niente comunque a paragone dello schiaffo del 31 maggio, quando la maggior parte delle sigle sindacali interne disertò le considerazioni finali del Governatore: “L’azienda – scrissero allora – non sentirà affatto la sua mancanza, in particolare per l’eccessiva ‘confidenza’ consentita alla classe politica, che lei ha lasciato troppo ‘amichevolmente’ avvicinare alla Banca”.

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