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MORTI BIANCHE: VOGLIA DI CAMBIARE
Nel suo blog e nel libro recentemente pubblicato (“Voglia di cambiare”, ed. Chiarelettere), Salvatore Giannella mette il dito su una piaga tipicamente italiana: i morti sul lavoro. Mentre in Svezia, con una svolta culturale oltre che legislativa, le “morti bianche” sono state quasi azzerate, in Italia continuano a essere un’emergenza nazionale che si trascina ormai nell’indifferenza generale.
Dall’inizio dell’anno, i “caduti sul lavoro” sono cresciuti di circa il 15 per cento rispetto al 2010. Solo lo scorso 7 giugno, benundici persone sono morte nel giro di poche orecausa di incidenti sul luogo del lavoro o in itinere, nel tratto di strada tra casa e lavoro.
Inutile cercare traccia di questi incidenti mortali, specie in un quadro d'insieme, sui quotidiani del giorno successivo.
Così come sostanzialmente inosservato è stato il segnale lanciato Beniamino Deidda, procuratore generale presso laCorte d'appello di Firenze, nel corso dell'assemblea regionale toscana dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
Deidda ha offerto una visione complessiva del fenomeno:"Vi chiedo se in un Paese civile si possa tollerare che ogni anno circa tremila persone muoiano per cause di lavoro".Deidda ha così spiegato il panorama di infortuni mortali e malattie professionali:"In Italia il “registro mesoteliomi”, una malattia dovuta all'esposizione all'amianto sicuramente mortale, annota circa mille casi all'anno: mediamente ogni anno moriranno circa mille lavoratori. Se pensiamo che ci sono altre malattie mortali, tumori professionali, sicuramente arriviamo a una cifra molto prudente di almeno 1500 morti all'anno, che sommati agli altrettanti che muoiono per infortunio fa tremila morti".
"Si tratta di garantire", ha aggiunto Deidda,"non solo la sicurezza e l'incolumità, ma anche la salute: quindi l'intervento degli organi di prevenzione riguarda il pacchetto complessivo della salute dei lavoratori, l'organizzazione del lavoro. C'é una grande opera di prevenzione da fare, per la quale bisogna incidere nell'attuale ordinamento sui datori di lavoro a cui va fatta scuola, ma c'é un problema di cultura della sicurezza che non tocca solo i datori di lavoro, ma tocca anche i lavoratori e la magistratura".
Come scrive Giannella, chi avesse sfogliato i quotidiani in quei giorni avrebbe trovato, insieme alle preoccupazioni sui mercati, le fumisterie politichesi su legge elettorale e nuovo governo (istituzionale, di garanzia, di responsabilità, del presidente, tecnico, elettorale, balneare).
Guarda caso, a nessuno sembra passare per la mente un governo (di qualunque colore politico) di “salute pubblica”, nel senso letterale del termine: un governo che metta in agenda la sicurezza di ogni lavoratore e, tra le prime emergenze da affrontare e risolvere, la strage silenziosa dei morti sul lavoro.
In casi come questi, torna alla mente quella acuta riflessione di Josè Saramago: “Non basta cambiare i governi, occorre cambiare il Potere”.