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L’AQUILA, E I SUOI DINTORNI
Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni:
L’Aquila, si è sgomenti a vederla distrutta. Le pietre e il cemento di muri e pilastri, sgretolati dal terremoto maledetto e dall’incuria umana ancor più maledetta. Crollano con essi le certezze che ci siamo costruiti nella nostra quotidianità. L’intimo violato dalle pareti polverizzate è offerto agli sguardi di qualche solitario passante, che guarda attonito le abitazioni piene di arredi, calcinacci e polvere, prive di vita.
Troppi i morti e troppi i ragazzi morti. Migliaia sono le vittime, un’intera comunità espropriata della bellezza del vivere.
In occasione del secondo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009 si è tenuta in filiale la commemorazione delle trecentonove persone morte. Nella commozione di tutti si è accennato al senso del dovere che ha consentito ai colleghi, qui a L’Aquila, di riaprire la filiale. A servire una città e una comunità che non c’è, perché è stata distrutta e continua a due anni di distanza a restare distrutta. Unica istituzione a riprendere l’attività nel cuore della città deserta. Unico esempio in una comunità che vuole risorgere tra l’indifferenza generale.
Quel senso della responsabilità e quella serietà che hanno portato il mattino successivo alla catastrofe alcuni colleghi a recarsi al lavoro in Banca, dopo una notte allucinante piena di terrore e disperazione, tra le macerie e i soccorsi.
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Quel “senso del dovere” che due persone di grande spessore professionale e umano hanno richiamato in due recenti convegni, quello sull’economia della Sicilia e quello sulla legalità organizzato dal SIBC. Francesco Messineo e Giancarlo Caselli, rispettivamente capi delle procure di Palermo e Torino, hanno affermato che la lotta contro l’illegalità riguarda tutti noi ed è tempo che ciascuno faccia al meglio la propria parte attraverso azioni quotidiane ispirate da rigore etico e improntate a comportamenti coerenti in ogni aspetto della vita professionale e privata.
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I colleghi aquilani stanno dando alla comunità un alto esempio di responsabilità, consci che il lavoro svolto nel “deserto civile” continuerà per anni, prima che l’esempio dato dalla Banca sia seguito da altri soggetti pubblici e privati.
Una grande dignità impedisce loro di lamentarsi del pranzo consumato in vaschette di plastica sulla scrivania di lavoro tra il computer e i documenti, o delle difficoltà di vivere nella periferia di una città fantasma, priva di strutture pubbliche, sanitarie e quant’altro. Dimenticando paura, psicofarmaci e tasse, mutui e utenze -
Gli altri. Noi. Per sostenere quel senso di responsabilità cui caparbiamente si aggrappano. Per sostenere chi compie il proprio dovere sempre e comunque, con grande dignità. Cosa possiamo fare noi per loro?
Diamo loro la nostra solidarietà. Diamo il nostro sostegno e la nostra stima. Rispettiamo il loro disagio vivendo consapevolmente la gioia della nostra normalità. Affermiamo il nostro senso del dovere con comportamenti coerenti nel lavoro, nelle cose quotidiane che facciamo, nelle scelte che operiamo in politica, nel sindacato, nella vita sociale che svolgiamo. Comportamenti che premino la serietà e il sacrificio, rifiutando chi corrompe e chi si fa corrompere. Emarginando chi compra amministratori o giudici, chi compra parlamentari o sindacalisti, chi compra il corpo dei ragazzi e delle ragazze e gli ruba la vita, chi si vende il sogno di un mondo migliore o vende se stesso.
Un collega passato per L’Aquila
Attraverso il Sindacato, possiamo anche rispondere a un altro bisogno che i colleghi aquilani dicono a bassa voce. Per sostenere condizioni di vita dignitose e compensare le spese straordinarie che quotidianamente devono affrontare, il SIBC avanzerà in occasione del prossimo incontro con la Banca una serie diche mitigherebbero il disagio dei colleghi aquilani. Tra queste sarebbe molto importante che:
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Piccole cose che potrebbero lenire un grande disagio.