ALT!! Articolo 13 - SINDACATO INDIPENDENTE BANCA CENTRALE

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ALT!! Articolo 13

COSA SCRIVIAMO


ALT! ARTICOLO 13



Registriamo con sincero piacere che anche il CIDA ha deciso di porre un problema che il SIBC denuncia da tempo (da ultimo, cfr. Newsletter dell’8 settembre), e che rappresenta uno degli elementi più scandalosi dell’attuale “sistema degli inquadramenti” e “gestione del personale”.
Il tema generale è quello dell’utilizzo di migliaia di colleghi in mansioni afferenti a gradi superiori a quello di reale inquadramento (e per le quali, ovviamente, non si percepisce alcun compenso economico). Per ora, il CIDA ha focalizzato la sua attenzione unicamente sui 57 funzionari di prima e primi funzionari che hanno la temporanea titolarità di Divisione, pratica assai diffusa nella rete delle Filiali. Siamo d’accordissimo con la causa, e speriamo sia solo il primo passo di una lunga serie. E’ appena il caso di ribadire infatti che - a questi 57 funzionari - fanno ottima compagnia qualche migliaio fra Segesi, Vice assistenti, Assistenti, Coadiutori e Funzionari che sono chiamati un giorno sì e l’altro pure a svolgere mansioni superiori che non gli competono.

Il fatto ha assunto caratteristiche che stravolgono la vigente normativa, che prevede per tali situazioni l’ “eccezionalità” e la “temporaneità”. Addirittura, è il CIDA stesso che testimonia (sempre per i 57 di cui sopra, noi testimoniamo per le altre migliaia di colleghi): “la condizione di “temporanea titolarità” si sta protraendo per moltissimi da almeno due anni, salvo rare eccezioni”.
Il problema è che - a ben vedere - il sindacato dei dirigenti testimonia una condizione di fatto extra-legem della Banca d’Italia. Una leggina chiamata “Statuto dei Lavoratori”, infatti, prevede che (articolo 13) “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo”.

Di fronte a una simile situazione, ci chiediamo se sia sufficiente chiedere all’Amministrazione “riconoscimenti di tipo economico” e “punteggi specifici” per l’attitudine assegnata dalla Giunta. Riteniamo infatti che la problematica, per la sua diffusione e la sua gravità, vada affrontata in modo complessivo, con equità e rispetto nei confronti del lavoro di TUTTO il personale. Anche perché, quel che emerge è che alla incomprensibile “micragnosità” delle promozioni ad Assistente, Assistente superiore, Coadiutore, Coadiutore principale, Funzionario di 2°, di 1° e Condirettore, fanno riscontro: a) l’incredibile pletora di dirigenti promossi “a disposizione”; b) un generalizzato ricorso a “soluzioni tampone” per sanare le falle più evidenti nei gradi sottostanti. Falle che poi diventano permanenti.
Possiamo quindi dire che, certo, sarebbe necessario che TUTTI beneficiassero dell’assegno quotidiano per funzioni superiori, e che TUTTI ricevessero la dovuta considerazione per le maggiori responsabilità assunte nel lavoro giornaliero.
Sarebbe ancor più necessario che le percentuali di avanzamento per TUTTI i gradi fossero coerenti con la realtà operativa della Banca d’Italia, e non con formule alchemiche votate al risparmio sulla pelle del “restante personale”.
Ma non facciamoci sviare. L’unico modo di risolvere il problema è fare la benedetta Riforma delle Carriere, della Valutazione e degli Inquadramenti, con decisione ed equità. Per questo, quando leggiamo “anche nelle more di un’auspicabile riforma del sistema degli inquadramenti” ci preoccupiamo: sono diciassette anni che la riforma va fatta, e le more stanno ancora appese allo stesso arbusto. Non sarà che qualcuno le preferisce attaccate lì?



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