24-10 - SINDACATO INDIPENDENTE BANCA CENTRALE

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24-10

COSA SCRIVIAMO

PRENDI I SOLDI E SCAPPA /2


Nella prima parte di questa newsletter e nel successivo volantino “Manovra: il lecito e l'illecito” abbiamo evidenziato che, dietro la retorica ufficiale dei "sacrifici per tutti i dipendenti", c'è il solito tentativo furbesco teso a escludere dai sacrifici i "soliti noti", o a compensarli in altro modo.

Il vertice della Banca ha prefigurato risparmi severissimi sulle buste paga di tutti noi, per trasmettere all'esterno l'immagine di un'Istituto coerente con i sacrifici generali della collettività. Rispetto ai fabbisogni statali, la riduzione delle spese del personale della Banca d'Italia avrebbe in ogni caso un valore puramente simbolico. Tuttavia, tutti dovrebbero convenire sul fatto che tanto più saremo capaci di tagliare sulle spese inutili o "clientelari" che pesano sul costo del personale, tanto meno daremmo adito ai tentativi di mettere in discussione il trattamento economico "normale" dei dipendenti della Banca d'Italia. Si tratta quindi di affrontare il nodo di meccanismi di spesa molto opachi che, inoltre, in quanto avvantaggiano un ristrettissimo novero di persone, creano pericolose iniquità retributive.

Per questo motivo, a puro titolo esemplificativo, ci aspetteremmo che sin dai prossimi giorni l'Amministrazione fornisca dati aggiornati e dettagliati relativi a:

- spese sostenute e preventivate per consulenze esterne nell'ultimo triennio; in particolare: spese di consulenza (o contratti a tempo determinato di analoga natura) affidate a soggetti riconducibili a dipendenti della Banca o a ex dipendenti;

- spese per missioni nell'ultimo triennio; in particolare: spese per missioni del triennio non riferibili a finalità "istituzionali" o obbligatorie;

- spese connesse alla partecipazione a convegni, anche in sede internazionale, sostenute nell'ultimo triennio;

- importi e benefici economici di diversa provenienza trattenuti dai dipendenti, in aggiunta al completo trattamento di missione (es: introiti annui per perizie svolte e trattenute dai dipendenti della Banca, a differenza di qualunque altra figura nella P.A., punti Millemiglia, ecc.).

Dal momento che diverse voci sopra elencate afferiscono al generale calderone del "costo del personale" (che sui giornali viene attribuito in ugual misura a tutti i 7 mila dipendenti della Banca) è necessario definirne compiutamente l'ammontare, e l'effettiva platea dei beneficiari. Anche perché la sensazione prevalente è che chi "signore lo nacque" prima si avvalga di certi meccanismi di spesa, e poi eviti sapientemente le fregature (per la serie: "prendi i soldi e scappa"), magari con pensioni più o meno anticipate e incarichi ad hoc che subito spuntano come funghi, PRENDI I SOLDI E SCAPPA /2

Nella prima parte di questa newsletter e nel successivo volantino “Manovra: il lecito e l'illecito” abbiamo evidenziato che, dietro la retorica ufficiale dei "sacrifici per tutti i dipendenti", c'è il solito tentativo furbesco teso a escludere dai sacrifici i "soliti noti", o a compensarli in altro modo.

Il vertice della Banca ha prefigurato risparmi severissimi sulle buste paga di tutti noi, per trasmettere all'esterno l'immagine di un'Istituto coerente con i sacrifici generali della collettività. Rispetto ai fabbisogni statali, la riduzione delle spese del personale della Banca d'Italia avrebbe in ogni caso un valore puramente simbolico. Tuttavia, tutti dovrebbero convenire sul fatto che tanto più saremo capaci di tagliare sulle spese inutili o "clientelari" che pesano sul costo del personale, tanto meno daremmo adito ai tentativi di mettere in discussione il trattamento economico "normale" dei dipendenti della Banca d'Italia. Si tratta quindi di affrontare il nodo di meccanismi di spesa molto opachi che, inoltre, in quanto avvantaggiano un ristrettissimo novero di persone, creano pericolose iniquità retributive.

Per questo motivo, a puro titolo esemplificativo, ci aspetteremmo che sin dai prossimi giorni l'Amministrazione fornisca dati aggiornati e dettagliati relativi a:

- spese sostenute e preventivate per consulenze esterne nell'ultimo triennio; in particolare: spese di consulenza (o contratti a tempo determinato di analoga natura) affidate a soggetti riconducibili a dipendenti della Banca o a ex dipendenti;

- spese per missioni nell'ultimo triennio; in particolare: spese per missioni del triennio non riferibili a finalità "istituzionali" o obbligatorie;

- spese connesse alla partecipazione a convegni, anche in sede internazionale, sostenute nell'ultimo triennio;

- importi e benefici economici di diversa provenienza trattenuti dai dipendenti, in aggiunta al completo trattamento di missione (es: introiti annui per perizie svolte e trattenute dai dipendenti della Banca, a differenza di qualunque altra figura nella P.A., punti Millemiglia, ecc.).

Dal momento che diverse voci sopra elencate afferiscono al generale calderone del "costo del personale" (che sui giornali viene attribuito in ugual misura a tutti i 7 mila dipendenti della Banca) è necessario definirne compiutamente l'ammontare, e l'effettiva platea dei beneficiari. Anche perché la sensazione prevalente è che chi "signore lo nacque" prima si avvalga di certi meccanismi di spesa, e poi eviti sapientemente le fregature (per la serie: "prendi i soldi e scappa"), magari con pensioni più o meno anticipate e incarichi ad hoc che subito spuntano come funghi, mentre tutti gli altri devono farsi carico delle conseguenze negative, sia professionali che economiche.

Pensiamo al caso paradossale di un collega pensionato e subito riassunto dalla Banca con apposito contratto (perciò pagato due volte dalla Banca: con la pensione e con lo stipendio previsto dal contratto) per coordinare le attività di cooperazione con la Banca Centrale d'Albania (sic!). Davvero non c'erano colleghi in servizio in grado di svolgere efficacemente il medesimo compito? Non lo crediamo affatto. E allora, ci chiediamo: dove sono finiti il risparmio e la razionalizzazione delle spese? Oppure pensiamo alla pensione che percepisce un ispettore di vigilanza appena postosi a riposo e - si dice - in procinto di assunzione in una banca esterna, in onore delle "regole uguali per tutti" e del Codice Etico testé approvato, evidentemente destinato solo ai comuni mortali. A questo punto, non c'è da meravigliarsi se circolano voci malevole, cui non vogliamo credere, sull'immediata riassunzione a contratto di qualche pensionanda segretaria di membri del Direttorio.

Di fronte alle iniquità determinate da certi meccanismi di spesa, c'è chi - come noi - li denuncia e chi - come altri - attacca chi li denuncia. In un recente volantino di stile "pseudo-cislino", il sindacato dei dirigenti (che solo nominalmente rappresenta tutti i direttivi) ci ha etichettato fra chi "non vuole il bene della Banca", come se il bene della Banca coincidesse con quello di una parte - peraltro minoritaria - dei dirigenti. Francamente, non pensavamo che parlare di missioni non istituzionali, consulenze, contratti a tempo determinato, dei due servizi del Personale, delle partecipazioni a convegni e meeting ovunque svolti nell'orbe terracqueo significasse toccare tasti tanto sensibili.  Ora lo sappiamo, e lo sanno anche i colleghi, che così possono capire che tipo di interessi vengono difesi dagli attori in campo, e che tipo di atteggiamento attendersi sul tema cruciale del cambiamento del sistema di gestione del personale della Banca. Sfidiamo chiunque a mettere sullo stesso piano la difesa di stipendi di 40-50 mila euro e quella della sola eccedenza lorda sui 150 mila euro (di cui abbiamo parlato noi), compensabile con gratifiche notoriamente "segrete".

Ma siccome la speranza è l'ultima a morire, c'è da sperare che il fronte sindacale si compatti nella richiesta di equità e di affrontare il capitolo delle spese inefficienti o "clientelari". C'è da sperare che nessuno cerchi il mantenimento di uno status quo che tutti i dipendenti (meno alcuni) pagano giornalmente, in cambio di contropartite su altri tavoli. E confermiamo quel che tutti possono constatare con i propri occhi: ossia, che il permanere della situazione attuale farebbe gli interessi solo una ben determinata categoria del personale. Tutti gli altri, direttivi compresi e in particolare i più giovani fra loro, avrebbero davvero molto da perdere.

Al di là delle voci e dei "si dice", infatti, c'è una domanda che vorremmo rivolgere alla nostra unica controparte, il vertice della Banca d'Italia: siete davvero sicuri che, mentre c'è chi continua a prendere i soldi e a scappare, il personale della Banca d'Italia accetti senza batter ciglio che la Riforma delle Carriere entri in vigore 6 anni dopo la promessa del giugno 2008, che gli stipendi restino bloccati per anni e non si recuperi nemmeno l'inflazione, che il suo tenore di vita si abbassi drammaticamente?

Saremmo lieti di ascoltare l'opinione di ciascuno di voi su quanto sopra esposto; di ognuno terremo conto nell'ultima parte di questa newsletter, che diffonderemo dopo le Festività che auguriamo a tutti serene e piene di gioia. PRENDI I SOLDI E SCAPPA /2

Nella prima parte di questa newsletter e nel successivo volantino “Manovra: il lecito e l'illecito” abbiamo evidenziato che, dietro la retorica ufficiale dei "sacrifici per tutti i dipendenti", c'è il solito tentativo furbesco teso a escludere dai sacrifici i "soliti noti", o a compensarli in altro modo.

Il vertice della Banca ha prefigurato risparmi severissimi sulle buste paga di tutti noi, per trasmettere all'esterno l'immagine di un'Istituto coerente con i sacrifici generali della collettività. Rispetto ai fabbisogni statali, la riduzione delle spese del personale della Banca d'Italia avrebbe in ogni caso un valore puramente simbolico. Tuttavia, tutti dovrebbero convenire sul fatto che tanto più saremo capaci di tagliare sulle spese inutili o "clientelari" che pesano sul costo del personale, tanto meno daremmo adito ai tentativi di mettere in discussione il trattamento economico "normale" dei dipendenti della Banca d'Italia. Si tratta quindi di affrontare il nodo di meccanismi di spesa molto opachi che, inoltre, in quanto avvantaggiano un ristrettissimo novero di persone, creano pericolose iniquità retributive.

Per questo motivo, a puro titolo esemplificativo, ci aspetteremmo che sin dai prossimi giorni l'Amministrazione fornisca dati aggiornati e dettagliati relativi a:

- spese sostenute e preventivate per consulenze esterne nell'ultimo triennio; in particolare: spese di consulenza (o contratti a tempo determinato di analoga natura) affidate a soggetti riconducibili a dipendenti della Banca o a ex dipendenti;

- spese per missioni nell'ultimo triennio; in particolare: spese per missioni del triennio non riferibili a finalità "istituzionali" o obbligatorie;

- spese connesse alla partecipazione a convegni, anche in sede internazionale, sostenute nell'ultimo triennio;

- importi e benefici economici di diversa provenienza trattenuti dai dipendenti, in aggiunta al completo trattamento di missione (es: introiti annui per perizie svolte e trattenute dai dipendenti della Banca, a differenza di qualunque altra figura nella P.A., punti Millemiglia, ecc.).

Dal momento che diverse voci sopra elencate afferiscono al generale calderone del "costo del personale" (che sui giornali viene attribuito in ugual misura a tutti i 7 mila dipendenti della Banca) è necessario definirne compiutamente l'ammontare, e l'effettiva platea dei beneficiari. Anche perché la sensazione prevalente è che chi "signore lo nacque" prima si avvalga di certi meccanismi di spesa, e poi eviti sapientemente le fregature (per la serie: "prendi i soldi e scappa"), magari con pensioni più o meno anticipate e incarichi ad hoc che subito spuntano come funghi, mentre tutti gli altri devono farsi carico delle conseguenze negative, sia professionali che economiche.

Pensiamo al caso paradossale di un collega pensionato e subito riassunto dalla Banca con apposito contratto (perciò pagato due volte dalla Banca: con la pensione e con lo stipendio previsto dal contratto) per coordinare le attività di cooperazione con la Banca Centrale d'Albania (sic!). Davvero non c'erano colleghi in servizio in grado di svolgere efficacemente il medesimo compito? Non lo crediamo affatto. E allora, ci chiediamo: dove sono finiti il risparmio e la razionalizzazione delle spese? Oppure pensiamo alla pensione che percepisce un ispettore di vigilanza appena postosi a riposo e - si dice - in procinto di assunzione in una banca esterna, in onore delle "regole uguali per tutti" e del Codice Etico testé approvato, evidentemente destinato solo ai comuni mortali. A questo punto, non c'è da meravigliarsi se circolano voci malevole, cui non vogliamo credere, sull'immediata riassunzione a contratto di qualche pensionanda segretaria di membri del Direttorio.

Di fronte alle iniquità determinate da certi meccanismi di spesa, c'è chi - come noi - li denuncia e chi - come altri - attacca chi li denuncia. In un recente volantino di stile "pseudo-cislino", il sindacato dei dirigenti (che solo nominalmente rappresenta tutti i direttivi) ci ha etichettato fra chi "non vuole il bene della Banca", come se il bene della Banca coincidesse con quello di una parte - peraltro minoritaria - dei dirigenti. Francamente, non pensavamo che parlare di missioni non istituzionali, consulenze, contratti a tempo determinato, dei due servizi del Personale, delle partecipazioni a convegni e meeting ovunque svolti nell'orbe terracqueo significasse toccare tasti tanto sensibili.  Ora lo sappiamo, e lo sanno anche i colleghi, che così possono capire che tipo di interessi vengono difesi dagli attori in campo, e che tipo di atteggiamento attendersi sul tema cruciale del cambiamento del sistema di gestione del personale della Banca. Sfidiamo chiunque a mettere sullo stesso piano la difesa di stipendi di 40-50 mila euro e quella della sola eccedenza lorda sui 150 mila euro (di cui abbiamo parlato noi), compensabile con gratifiche notoriamente "segrete".

Ma siccome la speranza è l'ultima a morire, c'è da sperare che il fronte sindacale si compatti nella richiesta di equità e di affrontare il capitolo delle spese inefficienti o "clientelari". C'è da sperare che nessuno cerchi il mantenimento di uno status quo che tutti i dipendenti (meno alcuni) pagano giornalmente, in cambio di contropartite su altri tavoli. E confermiamo quel che tutti possono constatare con i propri occhi: ossia, che il permanere della situazione attuale farebbe gli interessi solo una ben determinata categoria del personale. Tutti gli altri, direttivi compresi e in particolare i più giovani fra loro, avrebbero davvero molto da perdere.

Al di là delle voci e dei "si dice", infatti, c'è una domanda che vorremmo rivolgere alla nostra unica controparte, il vertice della Banca d'Italia: siete davvero sicuri che, mentre c'è chi continua a prendere i soldi e a scappare, il personale della Banca d'Italia accetti senza batter ciglio che la Riforma delle Carriere entri in vigore 6 anni dopo la promessa del giugno 2008, che gli stipendi restino bloccati per anni e non si recuperi nemmeno l'inflazione, che il suo tenore di vita si abbassi drammaticamente?

Saremmo lieti di ascoltare l'opinione di ciascuno di voi su quanto sopra esposto; di ognuno terremo conto nell'ultima parte di questa newsletter, che diffonderemo dopo le Festività che auguriamo a tutti serene e piene di gioia. mentre tutti gli altri devono farsi carico delle conseguenze negative, sia professionali che economiche.

Pensiamo al caso paradossale di un collega pensionato e subito riassunto dalla Banca con apposito contratto (perciò pagato due volte dalla Banca: con la pensione e con lo stipendio previsto dal contratto) per coordinare le attività di cooperazione con la Banca Centrale d'Albania (sic!). Davvero non c'erano colleghi in servizio in grado di svolgere efficacemente il medesimo compito? Non lo crediamo affatto. E allora, ci chiediamo: dove sono finiti il risparmio e la razionalizzazione delle spese? Oppure pensiamo alla pensione che percepisce un ispettore di vigilanza appena postosi a riposo e - si dice - in procinto di assunzione in una banca esterna, in onore delle "regole uguali per tutti" e del Codice Etico testé approvato, evidentemente destinato solo ai comuni mortali. A questo punto, non c'è da meravigliarsi se circolano voci malevole, cui non vogliamo credere, sull'immediata riassunzione a contratto di qualche pensionanda segretaria di membri del Direttorio.

Di fronte alle iniquità determinate da certi meccanismi di spesa, c'è chi - come noi - li denuncia e chi - come altri - attacca chi li denuncia. In un recente volantino di stile "pseudo-cislino", il sindacato dei dirigenti (che solo nominalmente rappresenta tutti i direttivi) ci ha etichettato fra chi "non vuole il bene della Banca", come se il bene della Banca coincidesse con quello di una parte - peraltro minoritaria - dei dirigenti. Francamente, non pensavamo che parlare di missioni non istituzionali, consulenze, contratti a tempo determinato, dei due servizi del Personale, delle partecipazioni a convegni e meeting ovunque svolti nell'orbe terracqueo significasse toccare tasti tanto sensibili.  Ora lo sappiamo, e lo sanno anche i colleghi, che così possono capire che tipo di interessi vengono difesi dagli attori in campo, e che tipo di atteggiamento attendersi sul tema cruciale del cambiamento del sistema di gestione del personale della Banca. Sfidiamo chiunque a mettere sullo stesso piano la difesa di stipendi di 40-50 mila euro e quella della sola eccedenza lorda sui 150 mila euro (di cui abbiamo parlato noi), compensabile con gratifiche notoriamente "segrete".

Ma siccome la speranza è l'ultima a morire, c'è da sperare che il fronte sindacale si compatti nella richiesta di equità e di affrontare il capitolo delle spese inefficienti o "clientelari". C'è da sperare che nessuno cerchi il mantenimento di uno status quo che tutti i dipendenti (meno alcuni) pagano giornalmente, in cambio di contropartite su altri tavoli. E confermiamo quel che tutti possono constatare con i propri occhi: ossia, che il permanere della situazione attuale farebbe gli interessi solo una ben determinata categoria del personale. Tutti gli altri, direttivi compresi e in particolare i più giovani fra loro, avrebbero davvero molto da perdere.

Al di là delle voci e dei "si dice", infatti, c'è una domanda che vorremmo rivolgere alla nostra unica controparte, il vertice della Banca d'Italia: siete davvero sicuri che, mentre c'è chi continua a prendere i soldi e a scappare, il personale della Banca d'Italia accetti senza batter ciglio che la Riforma delle Carriere entri in vigore 6 anni dopo la promessa del giugno 2008, che gli stipendi restino bloccati per anni e non si recuperi nemmeno l'inflazione, che il suo tenore di vita si abbassi drammaticamente?

Saremmo lieti di ascoltare l'opinione di ciascuno di voi su quanto sopra esposto; di ognuno terremo conto nell'ultima parte di questa newsletter, che diffonderemo dopo le Festività che auguriamo a tutti serene e piene di gioia.

 
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