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L’ULTIMO BACIO
E’ la mezzanotte del 12 luglio 2005. Squilla un telefono.
“Ti ho svegliato?”
“No, no…”
“Vabbene, ho appena messo la firma”
“Tonino, io sono commosso, io ti ringrazio... ti ringrazio... ho la pelle d'oca... io
guarda Tonino ti darei un bacio sulla fronte...”
Una settimana prima, gli stessi due personaggi:
“Se tu vieni da me verso le 15, 15,30, stiamo insieme un'ora, un'ora e mezza
che... diciamo... perchè voglio verificare un insieme di cose”
“Si, si... va bene...”
“Allora... l'unica cosa passa come al solito... dal dietro... dietro di là (via dei
Serpenti, ndr)”
“Si va bene... sennò sono problemi”
Cinque anni fa, l’allora Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio – secondo quanto riportato – si intratteneva in questi termini con il banchiere della Popolare di Lodi Giampiero Fiorani.
Cinque mesi dopo queste telefonate, Fazio si dimetteva dalla carica a vita di Governatore della Banca d’Italia. Non lo fece perché condannato per qualche reato, né perché rinviato a giudizio. Anzi: il processo di primo grado è tuttora in corso e – anche se molti altri imputati si sono riconosciuti colpevoli patteggiando la pena – occorre aspettare per vedere come andrà a finire.
Antonio Fazio si dimise per tutt’altro motivo. Si dimise perché queste (e altre) conversazioni, intercettate dalla Magistratura nell’ambito dell’inchiesta sulle scalate estive dei “furbetti del quartierino”, furono pubblicate sui giornali e tutti seppero che il controllore e il controllato avevano un certo tipo di rapporti.
Tutti seppero che il lavoro della Vigilanza era stato ignorato. Tutti capirono, e la terzietà della Banca d’Italia venne messa pesantemente in discussione.
In questi giorni è in discussione in Parlamento un disegno di legge che inciderà fortemente sui poteri della Magistratura di intercettare e su quelli dei giornali di pubblicare notizie relative a indagini in corso. Al di là delle legittime opinioni politiche di ciascuno, se tale provvedimento fosse stato in vigore all’epoca, solo con anni di ritardo noi cittadini e noi lavoratori della Banca d'Italia avremmo conosciuto i “singolari” comportamenti di chi guidava il nostro Istituto.
Commentò giustamente il Governatore Draghi in sede di Considerazioni Finali nel 2006: “Con la fine dello scorso anno volgeva al termine un periodo convulso di scandali, di speculazioni, durante il quale era parso che il mercato, i risparmi degli italiani, il destino di società in settori rilevanti per l’economia nazionale fossero preda dell’arbitrio, dell’interesse, delle trame di pochi individui.
L’iniziativa della magistratura impediva il compiersi di queste trame. Si attende l’esito dei procedimenti giudiziari in corso. La Banca d’Italia, pur salva nell’integrità istituzionale della sua struttura di vigilanza, ne usciva ferita.”
Rimuovere dalla memoria questi fatti sarebbe grave, tanto più alla luce di quanto le cronache ci impongono all'attenzione ancora in questi giorni: come ha affermato il Governatore Draghi, la corruzione rappresenta nel nostro Paese una vera "macelleria sociale". La storia che abbiamo ricordato oggi -
Per questo riteniamo che -
Anche perché il prossimo bacio rischierebbe davvero di essere l’ultimo.
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