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LA VIGILANZA ACCERCHIATA
RISTRUTTURAZIONI SBAGLIATE E CONSULENZE A GO-
La vigilanza è una delle funzioni più importanti della Banca d'Italia ed è quella che in modo più diretto pone il nostro Istituto in relazione con il mondo esterno e l'opinione pubblica. Dai suoi risultati dipende quindi gran parte della nostra credibilità, e per questo ogni decisione relativa all'organizzazione dell'attività e alle persone chiamate a svolgerla è sempre stata valutata con la massima attenzione e ponderazione.
Tuttavia, quando nell'agosto del 2008 venne realizzata un'ampia riorganizzazione della funzione, non si tenne conto di diffuse e motivate perplessità dei colleghi e del nostro sindacato. Infatti, sin dal 2007 il SIBC aveva rilevato numerose criticità del progetto, fra cui il fatto che esso sembrava mirato solo ad accrescere il potere in mano al Funzionario Generale
(all'epoca, la dottoressa Tarantola, ora ascesa ad ancor più alte vette) svuotando di ruolo e contenuti i singoli servizi. Ricorderete, era recente il caso dei "furbetti del quartierino", in cui proprio le competenze e l'autonomia dei servizi (e dei loro capi) erano stati fattori determinanti nel separare le responsabilità personali dei vertici aziendali dal resto dell'Istituto, che ne uscì
indenne (o quasi).
Una ristrutturazione che sembrava mirare proprio a spogliare di poteri i servizi (e allontanarne i capi) ci sembrava grave e pericolosa per l'efficacia della funzione. Ciò nonostante, Direttorio e Funzionario Generale vararono la ristrutturazione esattamente nei termini inizialmente proposti e in tutta fretta (luglio 2007). Per vederne l'attuazione fu però necessario attendere ben dodici mesi, non perché nel frattempo si volesse (sia pur tardivamente) coinvolgere il personale e ascoltarne i suggerimenti, ma in attesa che si potessero sistemare le varie caselline di comando in maniera soddisfacente. Da allora, è passato un anno e mezzo: è ora di chiedersi se questa ristrutturazione sia stata davvero efficace. Può aiutare a darci una risposta evidenziare un aspetto che da allora sta prendend piede in modo clamoroso. Stiamo parlando delle consulenze esterne, richieste sempre più frequentemente su temi di stretta pertinenza della vigilanza e su questioni niente affatto marginali. Secondo quanto risulta al SIBC, sono state avviate consulenze con società esterne su temi quali la remunerazione del management delle banche, e addirittura sulle modalità di validazione dei modelli interni sul capitale. Tutto ciò è singolare, per due ordini di ragioni: primo, perché queste erano tematiche che i validissimi colleghi della vigilanza sapevano affrontare direttamente (e in modo assai efficace) fino a due anni or sono; secondo, per le motivazioni addotte per attribuire all'esterno tali incarichi. Pare infatti che -
Ferma restando la libertà della Banca di affidarsi a tutti i consulenti esterni che vuole, è necessario che ciò non vada a detrimento della piena capacità della Banca di gestire materie di primaria importanza, oltre che delle possibilità di sviluppo professionale per tanti colleghi – anche giovanissimi – appositamente assunti con particolari skills. In definitiva, il SIBC vorrebbe capire se la ristrutturazione non abbia raggiunto – per puro caso – lo scopo da noi paventato: quello di indebolire le strutture della Vigilanza, separando le competenze in modo da rendere difficile (quando non impossibile) il buon funzionamento delle strutture stesse.
In tal caso, andrà verificata l'applicazione del principio di responsabilità. Se all'epoca si sbandierava il presunto obiettivo di rafforzare l’efficacia delle strutture della Vigilanza, mentre l’escalation di consulenze esterne dimostra il contrario, qualcuno dovrebbe avere l'onestà di ammettere di aver assunto decisioni errate.
Temiamo però che tutti si trincereranno nel consueto paravento: "io non c'ero, se c'ero dormivo, se dormivo sognavo di essere altrove".
commento di mario rossi